giovedė 23 aprile 2026


Ultimissime:


Attualita
venerdė, 17  aprile 2026



18:29:00
Bisceglie, l'omelia per Alicia: “È un tempo fragile, ma da vivere nella fede e nella speranza”
Le parole dell'Arcivescovo Mons. Leonardo D'Ascenzo



Nel giorno dell’ultimo saluto ad Alicia Amoruso, la 12enne tragicamente scomparsa a Bisceglie dopo la caduta di un albero in via Veneziano, l’omelia dell’arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo ha rappresentato il tentativo più alto e delicato di attraversare, con le parole della fede, un dolore che resta difficilmente comprensibile sul piano umano. Davanti a una comunità profondamente ferita, segnata da lacrime, sgomento e incredulità, il Monsignore ha definito quello che si sta vivendo come «un tempo fragile», un tempo in cui la vita mostra con durezza tutta la sua precarietà. «Questi giorni per noi e per la comunità di Bisceglie, e non solo, sono un tempo che ci fa sentire tutta la fragilità che accompagna la nostra vita», ha detto. Una fragilità che, ha aggiunto, porta con sé «dolore», «impotenza» e perfino «l’esperienza di una vita a volte fallimentare», quando la sofferenza irrompe senza lasciare spazio a spiegazioni immediate. Ma proprio dentro questo smarrimento, Mons. D’Ascenzo ha indicato un percorso preciso, quasi una consegna alla città e alla famiglia di Alicia. «Questo che stiamo vivendo deve essere un tempo per comprendere, per capire, per fare piena luce, perché quello che è successo non accada mai più». Un passaggio che non resta soltanto sul piano spirituale, ma che richiama con forza anche una responsabilità collettiva: quella della verità, della chiarezza, della necessità che una tragedia simile venga compresa fino in fondo. Accanto a questo, l’Arcivescovo ha parlato di un altro tempo necessario: «È questo il tempo per pregare». Una preghiera che, nelle sue parole, non è evasione dal dolore, ma il modo più autentico per abitarlo. «Un tempo da vivere nella fede», ha ribadito, riportando al centro della celebrazione il cuore del messaggio cristiano: la resurrezione. «Se Gesù non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede, vana sarebbe questa nostra preghiera, vana sarebbe la nostra vita se fosse destinata a terminare con la morte». È in questa certezza che l’omelia ha trovato il suo asse portante: «Gesù è risorto e anche noi siamo chiamati a partecipare della sua resurrezione, a vivere la morte come un passaggio alla vita eterna». Il pensiero si è quindi rivolto direttamente ad Alicia, affidata «al cuore di Dio», con la convinzione che lì vi sia «la vita piena». Ma il cuore della celebrazione è stato anche il pensiero costante per i genitori, per le sorelle, per tutti coloro che le hanno voluto bene. «Questa nostra preghiera sia anche una preghiera per la famiglia, per il papà, la mamma e le sorelle di Alicia», ha detto il presule, chiedendo una vicinanza «silenziosa», «affettuosa», capace di stare accanto al dolore senza pretendere di spiegarlo. Nel corso dell’omelia, Mons. D’Ascenzo ha poi richiamato alcuni passaggi di una riflessione inedita di don Tonino Bello, scritta – ha spiegato – in occasione della morte di un giovane. Un testo che ha offerto alla celebrazione uno dei momenti più intensi. «Povere parole umane, cosa possono mai significare di fronte alla tragica realtà di questa bara», ha letto, per poi aggiungere che, se «le parole degli uomini si frantumano in fredde sillabe prive di vigore», le parole di Dio invece «hanno il sovrumano potere di alleggerire il peso di ogni sconfitta e illuminare anche il mistero della morte». Da qui il richiamo al Vangelo, alla scena di Gesù che incontra una madre nel pianto e le dice: «Non piangere». Una frase che l’arcivescovo ha consegnato alla famiglia e all’assemblea non come invito a trattenere il dolore, ma a trasfigurarlo nella speranza. «Non sprecare le tue lacrime», recita il testo richiamato da don Tonino, «se cadono per terra diventano fango, se le rivolgi al cielo brillano come perle al sole». È una delle immagini più forti dell’intera omelia, quella che forse più di tutte ha provato a dire che il pianto non è debolezza, ma linguaggio dell’amore, e che perfino il pianto può essere consegnato a Dio. L’altro richiamo evangelico scelto per questo momento è stato altrettanto potente: «Giovinetta, risorgi». Non come negazione della morte, ma come annuncio di una vita che non si spegne. «Gesù ha mostrato nella morte non l’annientamento angoscioso e crudele, ma il tramonto di una giornata; non un portone di uscita, ma una porta d’ingresso», ha ricordato l’arcivescovo, consegnando così alla comunità un’immagine capace di alleggerire, almeno spiritualmente, il peso dell’assenza. Nella parte finale dell’omelia, Mons. D’Ascenzo ha allargato il suo sguardo all’intera comunità e in particolare ai più giovani, lasciando quasi una testimonianza educativa oltre che pastorale. «La vita è un dono prezioso e contemporaneamente fragile», ha detto. «Come un fiore che spunta al mattino e avvizzisce la sera». Per alcuni, ha osservato, la giornata della vita è lunga; per altri, troppo corta. Ma proprio per questo «la nostra vita è da vivere sempre al meglio e va sempre rispettata». Un invito che, nel ricordo di Alicia, è diventato anche una chiamata agli adulti: «Sforziamoci sempre di voler bene ai nostri figli più piccoli».



Giuseppe Schiavone










SERIE D - Barletta-Heraclea, il testa a testa tra le due squadre

Convocazione Consiglio comunale del 24 aprile