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giovedė, 28  dicembre 2023



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Le origini dell'albero di Natale
Una tradizione pagana, che affonda le sue radici nella cultura



In questo periodo, a rendere le case più accoglienti e a creare un’atmosfera di festa, sono proprio gli alberi di Natale, da quelli piccolini a quelli maxi, addobbati con: fiocchi, luci, palline, pupazzetti di stoffa, ma anche di cioccolato. D’altronde, l’albero di Natale rappresenta un momento di unione e condivisone, perché è proprio sotto di questo che i bambini trovano i regali portati da Babbo Natale.

Le origini
L’albero di Natale è una tradizione pagana, che ha origini antichissime, affonda le sue radici nella cultura celtica. Gli abeti, in particolare, erano considerati dai druidi (antichi sacerdoti) sacri e simbolo di vita; il giorno del solstizio d’inverno, venivano tagliati e addobbati con decorazioni che richiamavano gli astri per propiziarsi il favore degli spiriti.

 Anche nella Roma del tardo Impero, con la diffusione della religione Sol Invictus, si festeggiava la fine di dicembre durante il solstizio d’inverno: Dies Natalis Solis Invicti (il giorno della Nascita del Sole Invitto). La scelta di questo giorno non è casuale, infatti, dopo questo giorno intorno al 25 dicembre, il sole, dopo aver superato il momento di "minor" luce, ritorna vitale e invincibile sulle tenebre, ossia, appunto, Sol Invictus, che ha così in questo giorno il suo annuale Natale. Questo rituale prevedeva l’intonazione di canti propiziatori intorno a un cipresso adornato di fili d’argento e di oro. Alla fine dei canti venivano scambiati doni: frutta secca (il passato) e frutta fresca (il nuovo).

Il Sol Invictus ebbe grande diffusione in tutto l’Impero, ne sono a testimonianza molti adepti tra i primi cristiani. L’imperatore Costantino, prima che questo culto fosse messo al bando nel 380 a.c. (con l’editto di Tessalonica), decise di far coincidere la celebrazione della natività di Gesù con quella del Dies Natalis Solis Invicti. Anche se l’usanza dell’albero sparì per un lunghissimo periodo, il "Natale Invitto" divenne così il Natale cristiano.

Molto tempo dopo, già dal Cinquecento, in particolare, le popolazioni dell’Europa dell’est e della Lettonia, adottarono la tradizione di decorare l’albero di Natale durante le festività invernali. Il cristianesimo li adottò e li trasformò. Si dice che la Germania sia la “vera” patria dell’albero. Secondo la leggenda, nell'VIII secolo, un missionario, Bonifacio, abbatté la quercia consacrata al dio Thor, posizionata nel centro della Germania, offrendo in cambio un abete che «rappresenta la vita eterna perché le sue foglie sono sempre verdi» e perché la sua cima «indica il cielo».

Si racconta che sia stato proprio Martin Lutero, padre della riforma protestante, a portare in casa un abete. Infatti, una sera, di ritorno a casa, attraversò un bosco, alzando gli occhi al cielo vide il bagliore delle stelle che si insinuavano tra i rami di un abete, e per questo volle ricreare la visione per condividerla con la famiglia. Fu così, che vi posizionò l’albero nella stanza principale della casa adornandolo con piccole candele, a rievocare l’atmosfera magica appena vissuta nel bosco.

L'albero è stato da sempre connotato di un forte simbolismo. Non è un caso, ad esempio, che la Bibbia faccia iniziare l'umanità proprio sotto un albero, espressione di fertilità e abbondanza. Inoltre, l’abete fu scelto fra tutti gli alberi sempreverdi per la sua forma triangolare, che rappresenterebbe la Santa Trinità.
 


Redazione



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