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venerdė, 11  marzo 2022



09:54:00
Guerra in Ucraina: "La colomba della pace dalle ali strappate"
A cura di Giuseppe Lagrasta, saggista



Il conflitto che si è scatenato tra Russia e Ucraina rischia di incendiare l'Europa e la stabilità di paesi già provati da altre gravi e drammatiche aree problematiche. Due giovani adolescenti si incontrano e durante la conversazione si ritrovano a discutere di guerra.

Marco: Anche oggi battaglie, bombardamenti, morti tra i civili e tante donne, tanti bambini, vittime innocenti, uccise. Drammaticità inseparabile dal dolore.

Virgil: Anche oggi la guerra. Tante notizie, corridoi umanitari spesso irrealizati, colloqui di mediazione. Ma poi.

Marco: Anche oggi il sole, la luce, l'ossigeno. Ma no, non è più il sole di prima. Il sole ha perduto la luce trasparente di un tempo. C’è un’ombra invisibile con lo rende opaco. C'è una pena nel cuore insostenibile, un disagio profondo, indicibile. Anche la luce è velata d’ombre. Si è risvegliato un senso di disperazione e si, si, un clima di morte e di assassini. Soprattutto di donne e bambini e anziani innocenti. Che dire una tragedia immane.

Virgil: Purtroppo le guerre, le guerre. Però siamo arrivati al fondo di questioni troppo a lungo sopite. Forse mai affrontate in modo concreto e cruciale. E quindi, come si fa a non soffrire osservando il dolore e lo strazio di gente innocente. Certo siamo coinvolti, molto.  Ma il momento è grave. Il mio fragile ottimismo si è sbriciolato. È andato in frantumi.

Marco: Anche il mio. Non so. Occorre fare attenzione.

Virgil: Sembra tutto complicato. Come si fa a vivere con il timore che scoppi oppure che siamo, chissà, forse dentro un’altra guerra mondiale. Il timore è un vero timore. La realtà è agghiacciante.

Marco: Cosa dire. Sono sconcertato. A tratti molto perplesso. Ammutolito. Da cosa di preciso, non lo so. Ma c’è il timore che possa accadere qualcosa di irreparabile. Però occorre riflettere. Aiutare i profughi. Accoglierli e supportarli. Aiutarli in questi momenti difficili e complicati.

Virgil: In questi giorni ho avuto modo di leggere e rileggere articoli e storie sulla guerra in Ucraina, sulle violenze perpetrate ai danni dei più deboli e degli innocenti. Ho  visto scene agghiaccianti però che mi hanno fatto preoccupare, anche e soprattutto indignare per l’escalation che la guerra russo - ucraina sta sortendo e potrebbe, peggio ancora, generare.

Marco: Anch’io ho visto immagini raccapriccianti relative al conflitto Russia - Ucraina. E non ho parole. Sono veramente ammutolito. Profondamente scosso.

Virgil: Occorre allora testimoniare. Essere vigili e testimoniare. Partecipare attivamente al dialogo. Comunicare, condividere i problemi, prendere atto del nostro dramma, di un futuro che ci viene presentato come una colomba con le ali maltrattate, se non addirittura, strappate.

Marco: Una colomba dalle ali stracciate è l’immagine o meglio la metafora che possa rappresentare la nostra condizione attuale. Ricordiamo, la colomba della pace, appollaiata su un ramo, con le ali dolenti e strappate, tarpate che attende di guarire. Sola, con la morte nel cuore, con l'impossibilità di volare. Ma chi l’aiuterà a guarire? Guarirà? Ricordiamo il Guernica, l’opera di Pablo Picasso dedicata ai bombardamenti sulla città iberico-basca Guernica.  E la sua colomba.

Virgil: A me invece, tornano in mente i versi di Giuseppe Ungaretti, scritti al fronte, nei giorni tragici della Prima Guerra Mondiale.

Marco: Si, ricordo. Ricordo le immagini di Ungaretti, memorabili, come scavate nella pietra, affiorate da un implacabile taglio nella pietra, una ferita al cuore della terra e dell’uomo, dell’umano. Ecco la poesia “San Martino del Carso”, dalla raccolta “Porto Sepolto”, del grande poeta Ungaretti dedicata alla guerra, da lui vissuta sul fronte. Te la recito: “Di queste case/non è rimasto/che qualche/brandello di muro/. Di tanti/che mi corrispondevano/non è rimasto/neppure tanto/. Ma nel cuore/nessuna croce manca/. E’  il mio cuore/il paese più straziato/.”

Virgil: Ma è una poesia che fa memoria, che incide nella mente e nell’anima. Leggere poesia vuol dire apprendere da un atto conoscitivo, riconoscere nel linguaggio un atto di educazione poetica alla pace, alla vita e al dialogo. Incidere sulla memoria umana, poeticamente.

Marco: Fare memoria è importante. Non bisogna dimenticare. I versi di Ungaretti esprimono, in modo complessivo, il clima feroce, lo strazio, il dolore, i morti, gli amici che non ci sono più, e cosa resta, allora, si chiede Ungaretti, di una guerra, dei bombardamenti. Solo qualche brandello di muro. Metafora di distruzione e morte.

Virgil: Solo Muri. Muri di incomunicabilità, tra persone che non si parlano, muri bombardati, muri umani, scudi umani. Mentre il cuore di ognuno, ma di ogni soldato sopravvissuto il poeta lo paragona a un paese, il luogo più straziato, dove vi sono tentativi, per gli aggressori, di cancellare tutto, di far dimenticare tutto.

Marco: E invece, il paese più straziato è il cuore, il luogo della memoria, dell’amore, della famiglia, dei giorni felici senza le bombe.  Il luogo della rinascita, dalla seconda nascita.

Virgil: Si vede come l’educazione poetica risulta utile, e l’educazione letteraria in sé è un atto conoscitivo, è un atto di interiorizzazione dei saperi comunicati dalla poesia.

Foto: Sky TG24



Redazione



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