Politica
sabato, 14 febbraio 2026
11:02:00
Piano Casa, i numeri che non tornano: maggioranza fragile e scelte urbanistiche controverse
Cascella e Damato (PD e Lista Emiliano) puntano il dito sull'asse Cannito-Lanotte, sulle divisioni interne al centrodestra e sul rischio di speculazione edilizia, chiedendo di ripartire dal PUG per il futuro di Barletta
Due indizi, anche marginali, possono generare un sospetto; tre fanno una prova. Mettiamoli
insieme e forse comprenderemo in quale vicolo cieco è stata condotta la nostra città con
l’approvazione del cosiddetto Piano Casa, salutata con grande entusiasmo dal Sindaco Cannito e
dal Presidente del Consiglio comunale Lanotte. I due, un tempo su fronti contrapposti —
protagonisti sino a poco tempo fa di una guerra senza esclusione di colpi terminata con
l’estromissione dalla maggioranza di Lanotte — dal marzo 2025 risultano politicamente riuniti da
un patto le cui conseguenze i barlettani stanno già pagando e continueranno a pagare.
Partiamo dal Presidente del Consiglio comunale. Dopo l’approvazione del provvedimento con 18
voti favorevoli, ha dichiarato: «Finalmente Barletta ha il Piano Casa. Grazie all’assessore Grimaldi e
ai Consiglieri del centrodestra barlettano che con caparbietà hanno difeso un provvedimento di
buonsenso contro la speculazione politica e l’odio ideologico». Parole che suonano come un
esercizio di rovesciamento della realtà. Perché i numeri raccontano altro: 18 voti favorevoli su un
provvedimento che incide profondamente sull’assetto urbanistico della città sono il segnale di una
maggioranza fragile e divisa e non possono essere raccontati come un trionfo politico. D’altronde,
sui provvedimenti urbanistici il centrodestra ha sempre mostrato tutte le sue crepe. Basti dire che
l’emendamento della Consigliera di maggioranza Letizia Rana, che escludeva alcuni suoli dalle
premialità volumetriche, è stato bocciato. Quello quasi identico presentato dal sindaco — che
lascia però aperta la porta a un futuro ripensamento su quei suoli — è passato con appena 17 voti.
Le votazioni a geometria variabile certificano una frattura interna che si tenta di nascondere dietro
proclami trionfalistici.
Quanto poi al terzo indizio. La questione delle aree B5. La loro cementificazione era stata
pubblicamente sconfessata dallo stesso Sindaco in un incontro con la Consulta delle associazioni,
tanto da portare al ritiro di una delibera specifica. Oggi quella previsione riappare dentro il Piano
Casa approvato. È difficile non parlare di incoerenza di fronte ad una retromarcia che favorisce la
speculazione edilizia.
Barletta, inoltre, ha il triste primato di essere l’unico Comune ad aver stravolto l’impostazione data
dalla Regione. L’unico a non aver approvato il Piano Casa all’unanimità. L’unico ad aver introdotto
la monetizzazione degli standard urbanistici, trasformando ciò che dovrebbe essere garantito in
termini di servizi e spazi pubblici in una partita contabile. Sono scelte che pesano sul futuro della
città.
Numeri così risicati e divisioni così evidenti avrebbero dovuto imporre prudenza e ascolto. Invece
si è scelto di tirare dritto. Si è preferito liquidare le osservazioni della Consulta delle associazioni e
delle opposizioni come incomprensibili o ostruzionistiche, anziché come contributi legittimi nel
merito.
Infine, un auspicio: la stessa determinazione mostrata nell’approvazione del Piano Casa e nella
gestione delle B5 venga finalmente impiegata per la redazione del PUG, l’unico strumento
deputato a organizzare in modo armonico lo sviluppo urbanistico della città, garantendo standard
e servizi adeguati. Uno strumento che, dopo nove anni di amministrazione di centrodestra, è
rimasto volutamente e colpevolmente nel cassetto.
Rosa Cascella capogruppo PD e Antonello Damato capogruppo Lista Emiliano
Redazione
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