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venerdė, 3  luglio 2020



10:50:00
La dignità umana come diritto inviolabile: a Barletta l'evento a sostegno delle vittime di tortura
È stata presentata una panoramica sulle diverse vicende accadute nei penitenziari del paese



Nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea del 2000 si sostiene il valore intangibile della dignità umana, da cui derivano divieti e condanne contro torture, schiavitù e lavori forzati. Per quanto siano numerosi gli Stati che hanno aderito alla scelta di voler tutelare la dignità dei propri cittadini, la tortura rimane uno strumento di potere ancora in atto nella realtà odierna.
 
Il 26 giugno di ogni anno ricorre la Giornata Internazionale a sostegno delle vittime di tortura e in merito ad una tematica così delicata e attuale, sono state avviate una serie di iniziative per dare la possibilità a quante più persone di prenderne coscienza, di parlarne con esperti, di prendere atto di quante ingiustizie vengono commesse ogni giorno all’interno di Istituzioni penitenziari.
 
Discussioni, confronti, statistiche e memorie per l’evento organizzato dall’ARCI Circolo “Carlo Cafiero” di Barletta e presieduto dal Prof. Luigi Pannarale (Università di Bari, Sociologia del Diritto), il Prof. Claudio Sarzotti (Resp. Scient. del Museo della Memoria Carceraria di Saluzzo), l’Avv. Maria Pia Scarciglia (Presidente Ass. Antigone Puglia), Domenico Bufi (Resp. Amnesty International Circ. Puglia e Matera), Francesca Chiavacci (Presidente Nazionale ARCI in collegamento web) e presentato da Francesco De Martino (Pres. ARCI Circolo "Carlo Cafiero").
 
Come ha spiegato il prof. Pannarale, la tortura non è uno “strumento” così anacronistico per infliggere paura e sofferenza. Al contrario, essa è utilizzata non solo per minacciare o incutere terrore, ma anche per estorcere informazioni al sospettato. La conseguenza di questa brutalità commessa, oltre che la privazione della dignità personale, è che porta inesorabilmente alla falsa confessione di un reato pur di non sopperire più alle violenze, fisiche o psicologiche.
 
Domenico Bufi, responsabile Amnesty, ha messo in luce quanto sia ancora in contrasto e in processo di crescita il rapporto tra il civis e le forze dell’ordine, le istituzioni detentive. Mostrando una statistica dei casi di torture avvenute in Italia e all’estero, ha riportato alla memoria dei presenti l’ingiustizia commessa allo scrittore Luis Sepulveda, incarcerato in Cile durante la dittatura di Pinochet e deceduto ad Aprile scorso a causa del Covid-19.
 
In merito all’emergenza sanitaria dei mesi scorsi, l’Avv. Scarciglia ha presentato una panoramica sulle diverse vicende accadute nei penitenziari del paese, con particolare rilevanza a quanto accaduto nel carcere di Caserta.
 
Il lockdown non è riuscito a bloccare le ingiustizie nei confronti dei detenuti che, poco informati sulla realtà circostante, hanno dovuto sottostare al divieto di poter incontrare i familiari: unico spiraglio di libertà e normalità concesso. Da questa repressione sono scoppiate diverse rivolte da parte dei carcerati in segno di protesta. Rivolte poi sedate dalle guardie con metodi violenti e umilianti.
 
Durante l’evento, l’attrice Michela Diviccaro e il regista Daniele Nuccetelli hanno presentato il loro spettacolo teatrale “A Senza Nome”, che già nella giornata del 23 giugno scorso hanno messo in scena a porte chiuse. Una parabola in cui i personaggi dell’Antigone di Sofocle riprendono vita nell’era contemporanea, sotto nuove forme di accuse, ma con le stesse condanne: quelle del silenzio e dell’abuso di potere.
 
Grazie alle parole del prof. Sarzotti, sono stati riportati alla memoria i casi mediatici più seguiti, quelli in cui le ingiustizie hanno sottratto la vita a giovani ragazzi come Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi.
 
È doveroso ricordare che le carceri hanno lo scopo di riabilitare i cittadini che hanno smarrito la retta via, che la pena adottata è privazione della libertà in merito alle brute azioni commesse e non privazione della dignità della persona.
 


Redazione



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